venerdì, dicembre 23, 2005

Recensione/ Kameo: Elements of Power

Annunciato, rimandato, atteso, Kameo finalmente vede la luce sulla nuova piattaforma Microsoft, che ha consentito agli sviluppatori di arricchirne la cosmesi creando un mondo fantasy davvero impressionante. Il gameplay, purtroppo, non ha seguito la stessa evoluzione

Budino al cioccolato

Kameo: Elements of Power
Sviluppatore: Rare
Editore: Microsoft
Distributore: Leader
Genere: Azione
Piattaforma: Xbox 360
Titoli correlati: Conker: Live & Reloaded (Xbox); Jak & Daxter (PlayStation 2); Ratchet & Clank 3 (PlayStation 2)

L’acquisizione di Rare è stata, per Microsoft, una grande scommessa, reputata spesso azzardata a causa della scarsa prolificità dello sviluppatore sulla prima console di Redmond. Annunciato originariamente per Xbox, Kameo è slittato anno dopo anno, per poi finire su Xbox 360. I vantaggi portati dalla nuova generazione sono evidenti nel comparto grafico, spettacolare e ispirato allo stesso tempo, ma il gameplay, in qualche modo, è rimasto legato alla rigida struttura di qualche anno addietro.

Kameo è una fata in grado di mutare in dieci bestie differenti, ciascuna delle quali rappresenta un elemento particolare. Sono memorabili il drago sputafuoco, lo yeti armato di proiettili di ghiaccio, la pianta carnivora che ammicca a Mike Tyson: in generale tutti i personaggi godono di una caratterizzazione che li rende del tutto unici e, per i più piccoli, simpatici e accattivanti. L’inconsueto sistema di controllo permette di cambiare forma premendo i tasti frontali – a cui si possono associare 4 bestie – e di eseguire tre tipi di attacchi tramite i grilletti dorsali. Scegliere il giusto personaggio per affrontare una determinata situazione e il tipo di attacco più efficace sono i punti chiave per proseguire in Kameo.

Il giocatore è libero di impersonare il personaggio più congeniale per tutta l’avventura – una possibilità decisamente intrigante -, ma in determinati passi è indispensabile sfruttare le abilità di una bestia specifica. Si tratta della maggior limitazione di Kameo, dettata dalla struttura di gioco rigida di un gameplay che poco si adatta al concetto di nuova generazione. I semplici puzzle vanno risolti esattamente come imposto dagli sviluppatori e non è possibile elaborare una propria tecnica sfruttando in maniera personale le caratteristiche delle bestie. La rigidità del design sfocia nella ripetitiva alternanza fra le forme disponibili per superare sempre gli stessi ostacoli, e sempre nello stesso modo.

Tale aspetto si ripercuote anche in alcune fasi dei combattimenti, dove per sconfiggere determinati nemici è necessario sfruttare attacchi predeterminati. Kameo è un titolo breve, ma non sarebbe un gran problema se non fosse per l’enorme mole di aiuti che conducono il giocatore per mano in ogni fase dell’avventura. La scelta di inserire così tante guide a ogni passaggio potrebbe essere dovuta alla volontà di rendere il gioco fruibile anche da un pubblico di giovanissimi, oppure come rattoppo ad alcune pecche di design. Senza usare gli aiuti, infatti, può capitare di perdersi nei vasti livelli, in cui a volte non è ben chiaro come proseguire – proprio come accadeva in Conker diversi anni addietro.

Nonostante le critiche legittime alla struttura di gioco, non possiamo esimerci dal sottolineare il coinvolgimento che deriva dal mondo di Kameo. Le pecche evidenziate, infatti, non impediscono di godersi la favola raccontata dal gioco tramite situazioni oniriche che rimarranno impresse a lungo nella memoria. Il che riconduce alla grandiosità della realizzazione tecnica, spettacolare e particolareggiata, in grado di dare vita alle fantasie videoludiche di molti giocatori. Kameo stupisce grazie ad ambientazioni popolose, ricche di vita e di dettagli, siano essi un imponente castello in fiamme sovrastato da centinaia di draghi in volo o una prateria animata da fili d’erba e farfalle che danzano nel vento.

I dettagli delle texture sono evidenti solo con un sistema HDTV, ma anche con una TV standard il risultato è eccellente. L’unico neo deriva dalla solita cattiva gestione della telecamera, che può spesso confondere e rendere scomodi i movimenti. L’avventura acquisisce un sapore epico grazie alle stupende composizioni musicali che accompagnano il gioco. Oltre alla modalità single player, che tiene occupati per circa una decina di ore, è possibile affrontare l’avventura in cooperazione con un secondo giocatore, anche se tale opzione sembra essere stata inclusa solo all’ultimo momento. Non vi sono, infatti, benefit particolari nel gioco in coppia (come invece accade in Mortal Kombat: Shaolin Monks) ed entrambi i giocatori hanno a disposizione gli stessi personaggi senza alcuna differenziazione grafica. Inoltre, la modalità in coppia non è disponibile fin dall’inizio, ma si sblocca dopo aver completato l’avventura in single player, il che la rende del tutto superflua.

Kameo: Elements of Power è un gioco che, considerati i tempi di sviluppo, avrebbe potuto e dovuto offrire molto di più in termini di giocabilità, in modo da essere veramente un platform di nuova generazione. Allo stato attuale si tratta comunque di un titolo appassionante ed ottimamente realizzato, caldamente consigliato a tutti gli amanti del genere.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: ricco d’atmosfera e splendidamente caratterizzato; 10 personaggi con abilità particolari; coinvolgente e divertente
Replay Value: sufficiente. Multiplayer cooperativo
Aspetti Negativi: guide invasive e troppo frequenti; problemi con la telecamera; gameplay rigido; multiplayer co-op mal implementato
In Sintesi: la rigidità del gameplay impedisce a Kameo: Elements of Power di vantarsi della nomea di capolavoro, pur rimanendo un platform coinvolgente, valorizzato dalla sontuosa realizzazione tecnica e dall’atmosfera onirica

[Pubblicata originariamente su HighScore.it]

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