giovedì, marzo 02, 2006

Un Oceano Tutto Blu

Le parole di Zucker mi ricordano un'azienda che da anni propone - o propina, a seconda dei gusti - un'idea di innovazione nel mondo videoludico: Nintendo. L'azienda di Kyoto ha, infatti, abbracciato la strategia Blue Ocean descritta da W. Chan Kim e Renée Mauborgne.

Kim e Mauborgne definiscono l'attuale mercato Red Ocean o Bloody Ocean, un oceano sovraffollato in cui le aziende combattono per accaparrarsi bocconcini (profitti) in continua diminuzione. In un oceano rosso, si combatte la guerra dei prezzi con l'accanita concorrenza. Blue Ocean si basa sul concetto di esplorazione di nuovi mercati, in modo da massimizzare i profitti rendendo la concorrenza di fatto irrilevante, in quanto inesistente. Blue Ocean può essere creato ricercando nuove aree di business (eBay ne è un esempio), oppure sviluppare il business oltre i confini canonici dall'interno del Red Ocean, come nel caso di iPod. Per raggiungere il Blue Ocean, è necessaria l'innovazione.

Dando un'occhiata all'attuale stato del mercato videoludico, i ruoli sono evidenti. Sony e Microsoft si contendono il Red Ocean, con guerre di prezzi, annunci che tendono a prevaricare la concorrenza e così via. Nintendo, invece, ha applicato la strategia Blue Ocean in maniera vincente con Nintendo DS. Nonostante sia meno sexy e tecnologicamente meno appetibile della rivale portatile di Sony, Nintendo DS è riuscito ad accaparrarsi la leadership di mercato grazie all'allargamento del target di utenti e alla disponibilità di titoli molto particolari. Basti pensare a Nintendogs, che ha venduto 2 milioni di copie in pochi mesi in Europa, oppure alla serie Brain Training, che in Giappone è divenuta un vero e proprio successo.

Nintendo intende proseguire la traversata del Blue Ocean con Revolution, le cui premesse sono del tutto positive. E' stata lodevole l'astensione dalla guerra di specifiche portata avanti da Microsoft e Sony per le nuove console; altrettanto lodevole il tentativo di creare un sistema di controllo veramente interessante. Le uniche riserve riguardano il supporto degli sviluppatori di terze parti: se Nintendo è interessata al Blue Ocean, non è detto che aziende come Electronic Arts, Activision, ma anche Sega, Capcom e Konami, lo siano. Sono aziende così profondamente concentrate a mangiarsi le quote nel Red Ocean, che non credo possano pensare a un nuovo modello di business. E una console senza giochi, per quanto innovativa, è difficile che conquisti i favori del pubblico.

Fra le 3 console di nuova generazione in lizza, Revolution potrebbe davvero avere la meglio: glielo auguro di cuore. Peccato che l'innovativa Nintendo abbia due facce: quella che guarda all'oceano blu, e quella che non riesce a smettere di adorare l'oceano rosso e che produce capitoli su capitoli della stessa serie. Non ne possiamo più di Mario Party!

2 commenti:

  1. Senza offesa, ma mi sembra una sega mentale inutile: ogni oceano blu è destinato a trasformarsi in oceano rosso.

    Per non parlare della retorica: l'"oceano blu" altro non è che la ricerca di nuovi mercati.
    Lo insegnano a Economia I e lo applica qualunque ditta con un minimo di successo.

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  2. Non è una sega mentale inutile...
    se ogni oceano blu si trasformasse in rosso non ci sarebbe piu innovazione.

    esempio di oceano rosso: packard bell, compete essenzialmente sul prezzo dei pc

    esempio di oceano blu: dell compete in un'altro ambito, quello della personalizzazione e logistica del computer

    il fatto, che forse non hai capito, è che mentre nell'oceano red si compete sui prezzi, nell'oceano blu non si compete sui prezzi.

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