venerdì, novembre 02, 2007

Recensione/ Stranglehold

Da un’idea di John Woo, Stranglehold è il successore videoludico del cult-movie Hard Boiled, prodotto dallo stesso Woo all’inizio degli anni ’90. Azione, proiettili, acrobazie ed esplosioni sono gli ingredienti base dell’adrenalinico titolo Midway, condito come di consueto dalle… colombe

Stranglehold
Sviluppatore: Midway
Editore: Midway
Distributore: Leader
Genere: Azione/Shooter
Piattaforma: PC DVD-Rom (disponibile per PlayStation 3 e Xbox 360)
Titoli correlati: Max Payne 2 (PC, PlayStation 2, Xbox); Timeshift (PC, Xbox 360)

The Daiquiry Factory

Stranglehold è il seguito videoludico di Hard Boiled – cult-movie degli anni ’90 diretto dal cineasta John Woo – di cui mantiene l’elevatissima dose di adrenalina e le situazioni al limite del surreale. Vestendo i panni dell’ispettore Tequila (interpretato nuovamente da Chow Yun-Fat), il giocatore deve vedersela con una serie di losche bande che, per un motivo o per l’altro, lo coinvolgono sul piano personale, rapendo ora la moglie, ora la figlia come nei più sfruttati cliché del genere. Se la vicenda è unicamente valida come collante fra i sette livelli che siamo chiamati ad affrontare, l’azione è la vera protagonista del nuovo titolo nato da un’idea di Woo stesso.

In realtà, le situazioni “alla John Woo” erano già state messe alla portata di mouse e tastiera da Remedy Entertainment, che con Max Payne aveva realizzato un capolavoro noir abilmente intinto d’azione. A distanza di anni, Stranglehold ne espande a dismisura il concetto, non tanto in profondità, quanto in spettacolarità. Il bullet time – con cui rallentare il tempo e disporre dei nemici con più calma – torna di scena con alcune esaltanti novità, fra cui la possibilità di puntare a una parte precisa del bersaglio e seguire la traiettoria del proiettile per osservarne i devastanti effetti. E sì, si può pure mirare in mezzo alle gambe per godersi la scenetta del malcapitato che urla di dolore. Questo per sottolineare come Stranglehold non sia propriamente un titolo che lesina sulla violenza, ritratta in maniera esplicita nel gioco in quanto ingrediente indispensabile per la riuscita visiva dell’avventura.


L’ispettore Tequila si tuffa, esegue capriole ed altre acrobazie in nome della spettacolarità, sfruttando non solo il già citato bullet time, ma anche l’ambientazione che lo circonda. E’ questo il vero punto di forza di Stranglehold e l’elemento che gli consente di differenziarsi dal capolavoro di Remedy. L’interazione con gli oggetti e con gli ambienti immerge il giocatore in un autentico film d’azione, dove può dribblare i numerosi nemici nei modi più disparati. Un muro diventa un prezioso appoggio per spiccare un salto di rimbalzo, una ringhiera si trasforma in un percorso su cui scivolare e via discorrendo. Da un lato l’ambientazione aiuta i movimenti del protagonista, dall’altro ne incentiva la fantasia nichilista, in quanto è possibile distruggere gran parte dello scenario e utilizzarlo a proprio vantaggio. Stranglehold permette quasi tutto ciò che nei normali sparatutto non è possibile: abbattere insegne luminose e rovesciarle sulle postazioni nemiche, tranciare pali della luce, appendersi ai fili dell’alta tensione e far esplodere pressoché tutti i bidoni che si incontrano. Tante possibilità da sfruttare per fare fronte alle numerosissime forze nemiche che sbucano come mosche a un ritmo incalzante. Tutto ciò rende il titolo di Midway paradigmatico di quello che dovrebbe essere un titolo d’azione che si degni di questo nome.

Azione e spettacolarità furiose, però, mettono alle strette il giocatore un po’ troppo presto, a causa di una certa ripetitività che permea il gioco dopo qualche ora. Quanto appare nuovo ed esaltante in principio, diviene prevedibile e in qualche modo noioso nelle fasi finali dell’avventura. Il cervello viene messo in seconda linea e al giocatore viene richiesto di saltare, sparare, sparare e saltare senza tregua fino alla conclusione del massacro. Tale assuefazione è enfatizzata anche dal design dei livelli, che nella seconda parte del gioco perdono gran parte dell’ispirazione, divenendo fin troppo simili fra loro, soprattutto negli interni. Alcune sezioni intermedie propongono soluzioni differenti, come l’assalto su un elicottero, ma risultano troppo brevi per costituire qualcosa di più di un semplice diversivo. Fortunatamente la difficoltà è ben calibrata e, tralasciando alcune punte un po’ frustranti, offre una sfida più che soddisfacente per tutti gli amanti del genere.

La durata della modalità single player si attesta su una manciata di ore, poche considerando l’investimento economico ma più che adeguate rispetto al tipo di gioco. Peccato che la modalità multiplayer in rete non sia all’altezza, vuoi per la miserrima quantità di opzioni (solo due versioni di deathmatch), vuoi per l’inadeguatezza del bullet-time per le sessioni con più giocatori. Il sistema di controllo si affida come di consueto a mouse e tastiera, garantendo una precisione di mira superiore rispetto al pad, non fosse per i saltuari intralci dovuti alla telecamera. Dal punto di vista tecnico, Stranglehold costruisce con estrema cura i livelli grazie a texture e poligoni in abbondanza, coadiuvati da una serie di effetti speciali – le esplosioni in primis – del tutto soddisfacenti. La realizzazione dei personaggi è su tutt’altro piano, a causa di carenze di definizione e animazione, fatta eccezione per il protagonista. Ottimo invece il comparto audio, composto da motivi musicali perfettamente a tono con l’azione ed effetti sonori ben campionati.

Messo a confronto con i grandi sparatutto usciti negli ultimi mesi, Stranglehold mostra il fianco a causa della monotonia delle situazioni, ma può contare su un concetto di “azione spinta” che, per quanto basica, risulta in larga parte coinvolgente e godibile. Un titolo di grande impatto, realizzato per coloro che amano sparare prima di pensare. A patto che si disponga di un PC di elevate prestazioni, in quanto Stranglehold pretende un sistema operativo Windows XP o Vista, almeno un processore dual core, una scheda grafica recente, 2 GB di RAM e ben 15 GB liberi sul disco fisso, pena problemi di reset del gioco, frame rate poco seri e problemi di svariato genere. E’ possibile che lo sviluppo in contemporanea delle versioni console e PC abbia portato a una scarsa ottimizzazione di quest’ultima, soprattutto per le schede video Nvidia, per le quali consigliamo vivamente un aggiornamento dei driver.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: azione esplosiva e dirompente; ottima interazione con ambienti e oggetti
Replay Value: scarso. La modalità multiplayer è davvero poco incentivante
Aspetti Negativi: cadute di tono nella seconda parte del gioco; ripetitivo; requisiti di sistema elevati
In Sintesi: Stranglehold è paradigmatico dei giochi d’azione in cui la spettacolarità e la frenesia prevalgono sugli altri elementi. Coreograficamente eccelso grazie all’interazione con gli ambienti e al sapiente uso del bullet time, trova il suo più gran nemico proprio nella ripetitività di tali situazioni estreme

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