mercoledì, dicembre 12, 2007

Al Via la Campagna Informativa PEGI

L'AESVI (Associazione Editori Software Videoludico Italiana) ha promosso, con il patrocinio del Ministero delle Politiche Giovanili e delle Attività Sportive (POGAS), una campagna informativa che mira all'incremento della consapevolezza del sistema di classificazione PEGI dei videogiochi. Con l'arrivo del Natale, informare i genitori sulla tipologia di videogame che si acquista diviene ancor più importante, considerato che, ormai, una famiglia su tre possiede una console da gioco.

Gli obiettivi della campagna pubblicitaria sono di far comprendere alle famiglie l’importanza di controllare la classificazione, per età e per contenuto, del videogioco prima di effettuare un acquisto e aiutarle a capire meglio il significato dei simboli e la loro posizione nelle confezioni dei prodotti. Inoltre, la raffigurazione di un bambino che gioca in braccio al padre vuole sensibilizzare le famiglie a prendere parte ai momenti di svago del proprio figlio.


A partire dalla metà di dicembre, oltre 1000 punti vendita delle catende di distribuzione più importanti saranno allestite con materiale informativo fra cui pannelli, poster e locandine. Inoltre, tale campagna verrà estesa alla stampa su alcune testate nazionali e sulla free press, in collaborazione con il Ministero delle Politiche Giovanili e delle Attività Sportive.

Le parole spese per la demonizzazione dei videogame troverebbero un terreno più fertile se venissero utilizzate per la diffusione di tali notizie. Come si è già detto più e più volte, il PEGI c'è e funziona: non resta che seguirlo.

Per maggiori informazioni, consigliamo la consultazione del sito ufficiale AESVI.

6 commenti:

  1. Già, peccato che i genitori prendano quei numeretti per l'indicazione dell'età a cui è diretto il gioco.
    Così pensano che Yuu Gi Oh sia un giochino per bambini di tre anni e non un gioco di strategia che richiede conoscenza delle carte, dei meccanismi di gioco e una buona dose di culo.

    E vogliamo parlare dei criteri? Siccome in Age Of Empires viene portato avanti il concetto che la terra si strappa al nemico con la forza il PEGI è 12+ (però in Advanced Wars, stesso tipo di gioco, ma a turni, è solo 7+).
    Invece dare le sportellate con le macchine è un concetto innocuo e allora solo 3+ (Burnout, Need For Speed)

    Non sono credibili e per questo sono un danno per tutto il mondo del videogioco, basti vedere il casino che è successo con un piccolo errore dell'ESRB che è sicuramente più serio e credibile del PEGI.

    RispondiElimina
  2. E Singstar 12+ dove lo mettiamo?
    Sono ridicoli!

    RispondiElimina
  3. "Già, peccato che i genitori prendano quei numeretti per l'indicazione dell'età a cui è diretto il gioco."

    Proprio per questo serve la campagna informativa, per veicolare il giusto messaggio che rappresentano quei simboli.

    Per quanto riguarda i criteri, sicuramente l'assegnazione dei bollini deve essere migliorata, coadiuvandola con le icone che contraddistinguono la presenza di violenza, linguaggio esplicito e così via.

    Fra Adv. Wars e AoE penso passi una grande differenza: la rappresentazione grafica della violenza da una parte fumettosa e quasi da "Risiko", dall'altra realistica (http://static4.filefront.com/images/bxbufhtaxg.jpg)

    RispondiElimina
  4. "Proprio per questo serve la campagna informativa, per veicolare il giusto messaggio che rappresentano quei simboli."

    E che percentuale di giocatori può raggiungere una campagna che non trova spazio sui quotidiani?
    Nell'epoca della massificazione del videogame, questa iniziativa mi sembra solo un buon metodo per lavare una coscienza sporca.
    Usare i numeri dell'età è stata una pessima idea che guarda caso era stata scartata dall'ESRB e adesso si cerca di ricorrere maldestramente ai ripari.

    "Per quanto riguarda i criteri, sicuramente l'assegnazione dei bollini deve essere migliorata, coadiuvandola con le icone che contraddistinguono la presenza di violenza, linguaggio esplicito e così via."

    E' già così e non serve a niente.

    "Fra Adv. Wars e AoE penso passi una grande differenza: la rappresentazione grafica della violenza da una parte fumettosa e quasi da "Risiko", dall'altra realistica (http://static4.filefront.com/images/bxbufhtaxg.jpg)"

    La guerra è sempre guerra.
    La rappresentazione grafica non cambia i contenuti.
    Ed è in base a quelli che si classifica l'intervento del PEGI.
    O mi vuoi dire che un videogioco potrebbe prendere un 3+ mostrando in forma "cute" stupri pedofili, scene scat, decapitazioni e altre efferatezze simili?

    Anche se solo la presenza dei cadaveri (un mucchietto di pixel in verità) in AoE in contrapposizione alla sparizione delle unità in AW giustificasse la differente classificazione, ci troveremmo di fronte a un grosso caso di ipocrisia iconoclasta, fautrice della cultura dello struzzo.
    Con buona pace degli sbandierati buoni intenti.

    Mi chiedo se quelli del PEGI puliscano il pavimento o mettano tutto sotto al tappeto.

    RispondiElimina
  5. "E che percentuale di giocatori può raggiungere una campagna che non trova spazio sui quotidiani?"

    La visibilità sul punto vendita credo sia molto importante. Io stesso ho visto gli espositori da banco in diversi negozi e devo dire che hanno il loro effetto. Da soli non bastano, certo, ma sono un ottimo inizio. Poi non dimenticare che c'è anche la free press e la campagna stampa nazionale.

    Per il resto... la classificazione di qualunque forma di espressione è inevitabilmente limitata, soprattutto se si utilizzano solo pochi canoni per inquadrarla.

    RispondiElimina
  6. La legge italiana è chiara: la forma non cambia la classificazione del contenuto.
    Altrimenti non esisterebbero fumetti V.M.

    RispondiElimina