domenica, marzo 15, 2009

Recensione/ Killzone 2

Dopo il primo episodio per PlayStation 2 non proprio memorabile e il discusso video divulgato durante il lontano E3 del 2005, Guerrilla si fa nuovamente avanti per l'ambita killer application su PlayStation 3. Ecco il verdetto.

Il Riscatto

Killzone 2
Sviluppatore: Guerrilla
Editore: Sony Computer Entertainment Europe
Distributore: Sony Computer Entertainment Europe
Genere: Sparatutto
Piattaforma: PlayStation 3
Titoli correlati: Resistance 2 (PlayStation 3); Call of Duty: Modern Warfare (PC, PlayStation 3, Xbox 360); Gears of War 2 (Xbox 360)

Prima ancora di essere un videogame, Killzone 2 rappresenta il riscatto di uno sviluppatore e soprattutto della nuova console Sony. I giorni delle polemiche relative al "target rendering" mostrato all'E3 del 2005 sono ormai lontani ed è un piacere notare come Killzone 2 sia maturato nella giusta direzione. Non si parla solo di grafica - avremo modo di approfondire l'argomento più avanti - ma del coinvolgimento in una battaglia su larga scala che impressiona sia offline sia online, nonostante alcune evidenti scelte grossolane lo tengano lontano dalla perfezione. Come avesse una doppia faccia, vi sono tanti elementi elogiabili in Killzone 2 quanti deprecabili: per certi aspetti è un nuovo termine di paragone per il genere, per altri ne è solo l'ombra.

Capita raramente di imbattersi in un'intelligenza artificiale così ben architettata e sfaccettata, impegnativa anche al livello di difficoltà standard. Gli Helghast - pronti a difendere il proprio pianeta dall'attacco degli ISA - si riparano dietro le coperture con agilità spostandosi da una parte all'altra onde evitare di venire colpiti non appena alzano la testa. Ingaggiano il giocatore e la sua squadra con tattica e varietà, lo stanano con granate senza risultare ossessivi a differenza di Call of Duty: World at War e, ove possibile, lo aggrediscono alle spalle mentre un gruppo lo tiene impegnato con il fuoco di soppressione. Gli Helghast "prendono coscienza" del terreno di gioco e lo sfruttano a proprio vantaggio, un comportamento evidente soprattutto nell'ultimo assalto al palazzo reale di Visari che diviene paradigmatico di quanto dovrebbe offrire uno sparatutto. I momenti di "stupidità artificiale" sono rari e, sebbene una carica a testa bassa abbia spesso successo contro uno sparuto numero di nemici, la sfida si mantiene su livelli decisamente superiori alla norma. Talvolta si incappa in attimi di frustrazione, ma sentirsi costantemente sotto torchio spinge a gestire al meglio l'ambiene circostante.

Lo scenario offre numerose postazioni di copertura, ma il sistema implementato risulta un duplice passo falso per Killzone 2. Il più evidente è costituito dal sistema di controllo, che impone di tenere premuto lo scomodo grilletto L2 durante l'intero appostamento, una soluzione poco ergonomica e confortevole, oltre che inutilmente complessa. In secondo luogo, laddove Gears of War soffre di un effetto calamita verso le coperture, Killzone 2 è afflitto dal problema opposto: Sev, il veterano protagonista del gioco, è frequentemente riluttante a ripararsi come dovrebbe e rimane inspiegabilmente bloccato in alcune posizioni senza la possibilità di sporgersi, situazioni in cui l'inquadratura non è di alcun aiuto. Rimanendo in ambito di sistema di controllo, segnaliamo un notevole miglioramento nella gestione della mira con l'aggiornamento alla versione 1.20; permane invece la lentezza nel muovere il mirino, fattore che Guerrilla ha giustificato con la ricerca di maggior realismo ma che, a conti fatti, non ci sentiamo di condividere pienamente.

Killzone 2 compensa queste magagne pompando adrenalina a ritmi incredibili per un azione senza sosta. Quella abilmente ritratta da Guerrilla è una guerra d'insieme su larga scala, dove ogni passo è scandito da raffiche di proiettili e grida di vendetta. Fortunatamente alcune sezioni rallentano il ritmo e permettono di prendere fiato, in un titolo in cui il senso di urgenza la fa da padrone e maschera in parte le fondamenta convenzionali di Killzone 2. Bisogna ammettere che, per quanto grandiose siano le 10 intense ore di gioco della campagna, il titolo di Guerrilla non si discosta particolarmente da quanto visto in passato. La linearità non è tanto ravvisabile nella struttura degli ampi livelli - che alternano sezioni a "corridoio" ad ambientazioni di maggior respiro - quanto alla sostanziale carenza di varietà negli elementi di gioco. A parte il "fucile elettrico" e il riuscitissimo lanciafiamme, le armi sono piuttosto simili fra loro e il fatto di poterne portare solo una insieme alla pistola risulta un po' costrittivo; si combatte sempre a piedi e, a parte una divertente sezione con l'esoscheletro e a bordo dell'incrociatore, non è possibile prendere il controllo dei veicoli in gioco come accade invece nella maggior parte degli sparatutto in prima persona. Non si tratta di elementi minatori per l'esperienza di gioco, ma si ha la sensazione che sotto questo punto di vista si sarebbe potuto fare di più per il titolo di punta di Sony.

A testimonianza che la vicenda è solo accessoria alla bontà di uno sparatutto, Killzone 2 si lascia andare a una narrazione da b-movie fatta di stereotipi di ogni genere e accompagnata da dialoghi senza sostanza, caratterizzati dal doppiaggio in italiano (inspiegabilmente il filmato di apertura è in inglese) altrettanto di seconda classe. Tutto un altro discorso per la realizzazione tecnica di qualità hollywoodiana che rapisce i sensi. Helgan offre una visione spettacolare di un mondo in guerra, in cui l'aria è satura di particelle, polvere e detriti che svolazzano in contrasto al cielo grigiastro. La profondità dell'orizzonte è straordinaria e permette di osservare la minuzia di particolari che compongono ora la capitale Pyrrhus, ora il deserto delle raffinerie. I livelli si dipanano per intere mezz'ore sfoggiando strutture complesse che vivono grazie a effetti luce allo stato dell'arte, senza che il motore grafico ancorato sui 30 fotogrammi al secondo mostri segni di cedimento alcuno. Le animazioni superlative conferiscono agli Helghast maggiore credibilità, soprattutto quando incassano i proiettili nelle varie parti del corpo: si contorcono, inciampano, si accasciano e, se in corrispondenza di ringhiere, cascano con realismo verso il baratro, come se ciascun colpo inflitto avesse un reale impatto sulla massa dell'avversario. La realizzazione tecnica di Killzone 2 non è eccellente in senso assoluto. In fin dei conti, le texture hanno una risoluzione discutibile, gli alleati sembrano prelevati dalla generazione precedente a causa dell'aspetto terribile e delle animazioni a mo' di marionetta e diversi effetti grafici, fra cui le fiamme, sono simil-2D. Ciò che è realmente eccelsa è la visione d'insieme di tutti gli elementi che delineano uno dei titoli più impressionanti degli ultimi tempi. Non è nemmeno necessaria l'installazione su disco rigido, anche se sono ravvisabili fastidiose pause nel gameplay che vanno dalla frazione di secondo ai tre per permettere i caricamenti

Killzone 2 è estremamente intrigante nelle modalità online, a cui Guerrilla ha apportato interessanti novità nel sistema di classi e nell'impostazione degli obiettivi. I match fino a 32 giocatori fluiscono da una missione all'altra senza passare dalla lobby, alternando le parti e aggiornando gli obiettivi tramite un annunciatore vocale. Guadagnando punti esperienza in seguito al conseguimento degli obiettivi o all'uccisione di nemici è possibile sbloccare le altre classi in gioco - fra cui il medico - e svilupparne le abilità. Purtroppo, l'accumulo di esperienza è particolarmente lento e causa una grossa disparità in gioco fra chi accede online per la prima volta e chi ha un curriculum da veterano. La curva di apprendimento durante le partite online si inasprisce ulteriormente a causa dell'assenza dei canonici indicatori in rosso dei nemici: a parte gli occhi rossi per gli Helghast e i segni blu per gli ISA, risulta difficile distinguere gli alleati dagli avversari. Stupisce, invece, la decisione di eliminare le coperture in multiplayer e l'assenza di un sistema di clan che permetta di partecipare con il proprio gruppo a un match, rimanendo nella stessa squadra. Le mappe di gioco sono sufficientemente varie e richiamano da vicino gli stage affrontati nella campagna, ma non tutte sono adeguate per grandezza e conformazione a ospitare più di due dozzine di giocatori, pena la confusione totale.

Perché, dunque, tanto entusiasmo nei confronti di un titolo che, passato al setaccio, sbiadisce sotto diversi aspetti? La risposta va ricercata nell'esperienza di gioco di alto livello, nel coinvolgimento, nella bontà dell'intelligenza artificiale, a cui si aggiunge l'innovazione nel comparto online per i fedelissimi. In questo, Killzone 2 è uno sparatutto di razza ed è quanto basta per assicurarsi un posto nella ludoteca di chiunque possieda una PlayStation 3.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: realizzazione tecnica eccelsa; intelligenza artificiale esemplare nella maggior parte dei casi; azione senza sosta; modalità online innovativa con sistema di classi
Replay Value: ottimo. Dedicando il giusto tempo online, Killzone 2 ha davvero tanto da offrire
Aspetti Negativi: brusca curva di apprendimento in multiplayer; sistema di controllo scomodo e coperture migliorabili; lineare; narrazione lacunosa; progressione in multiplayer molto lenta
In Sintesi: Killzone 2 non è solo una dimostrazione tecnica di PlayStation 3 e, pur lontano dalla perfezione, emerge grazie all'intelligenza artificiale in songle player e alla rigiocabilità online, che lo rendono un'esperienza da vivere senza ombra di dubbio

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