domenica, agosto 30, 2009

Recensione/ Bionic Commando

Perso negli archivi Capcom per oltre un ventennio, finalmente torna il commando Nathan Spencer che, con l’aiuto del fido braccio bionico, dovrà mettere fine a un complotto che ha mandato in cenere Ascension City

Bionic Commando
Sviluppatore: Grin
Editore: Capcom
Distributore: Halifax
Genere: Azione
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PC e PlayStation 3)
Titoli correlati: Spider-Man – Il Regno delle Ombre (PC, PlayStation 3, Xbox 360, Wii), Lost Planet: Extreme Condition (Xbox 360)

L’uomo bionico

I primi minuti di gioco di Bionic Commando emanano un cattivo presagio che trova conferma durante tutta l’avventura. La supervisione di Keiji Inafune (produttore di Resident Evil 4 e 5, Dead Rising e Lost Planet) non è stata sufficiente per imprimere il marchio di fabbrica Capcom al titolo sviluppato da Grin, a cui manca pressoché tutta la magia dei titoli d’azione nipponici. Limitato nel concetto e nella realizzazione, il Bionic Commando del 21esimo secolo lascia parecchio a desiderare, sia per gli appassionati di vecchia data, sia per i fanatici dei giochi d’azione in generale.

I resti di Ascension City costituiscono uno sfondo spettacolare per le gesta di Spencer, ma le letali radiazioni affossano qualunque desiderio di esplorazione. Non è possibile uscire dal tracciato, pena un avviso di pericolo fin troppo breve per scampare dal quasi inevitabile game over. Quando poi si finisce nell’area radioattiva a causa delle oscillazioni col braccio bionico senza che si possa fare nulla, la frustrazione sale a livelli enormi. Anche l’acqua costituisce un nemico naturale, in quanto la pesantezza del braccio meccanico trasforma qualunque acquitrino in un potenziale game over.

La generale linearità è accompagnata da un frazionamento eccessivo dei livelli in brevi “scene” divise da tunnel poco credibili e, soprattutto, da lunghi caricamenti che interrompono l’azione. Sono proprio le limitazioni strutturali ad affondare l’ambizione di Bionic Commando, che fa fatica a trovare la sua dimensione nonostante abbia alcune premesse accattivanti. Il braccio bionico è un valido strumento per appendersi alle sporgenze ma anche un ottimo mezzo di combattimento e costituisce la parte più appagante del gioco.

In questo senso, Grin ha catturato in pieno lo spirito dell’originale e, quando tutti gli elementi girano nel verso giusto, Bionic Commando offre combattimenti veloci e distruttivi, uniti con una meccanica di oscillazione ben congegnata. L’evoluzione delle abilità di Spencer è accompagnata da una serie di sfide che offrono varietà e al contempo un maggior stimolo per sbloccare i numerosi obiettivi e trofei.

Peccato che i momenti di gioia siano disconnessi, ben più rari di quelli di noia o indifferenza e che le prime ore siano solo una pallida rappresentazione di ciò che aspetta il giocatore. Le ambientazioni sono disegnate con classe e la scarsa varietà è controbilanciata da una precisa identità di ciascuna sezione. Delude invece la fluidità del motore grafico, che inficia sulla realizzazione tecnica altrimenti buona e ricca di dettagli.

La breve esperienza in singolo è propedeutica agli scontri online in cui 8 giocatori se la vedono in partite deathmatch, a squadre o cattura la bandiera ben fatti e adrenalinici. A distanza di soli tre mesi, purtroppo, le lobby sono povere di partecipanti, rendendo difficile trovare degni avversari. Nonostante gli evidenti difetti e limiti strutturali, Bionic Commando riesce a tenere vivo l’interesse fino in fondo, segno che le basi per un buon titolo sono più solide di quanto si possa pensare. Ma allo stato attuale, finisce nella categoria dei titoli passabili da provare in noleggio solo per qualche giorno.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: buon sistema di oscillazione; ambientazioni d’effetto; azione intrigante
Replay Value: discreto. Modalità online ma pochi giocatori
Aspetti Negativi: frustrante in diverse occasioni; esplorazione limitatissima; eccessiva frammentazione dei livelli con numerosi caricamenti
In Sintesi: Bionic Commando soffre di diversi limiti strutturali che lo rendono frustrante a dispetto di una meccanica di gioco tutto sommato riuscita

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