martedì, febbraio 23, 2010

Recensione/ Vancouver 2010

L'immancabile trasposizione videoludica delle olimpiadi invernali porta il meglio degli sport sulla neve nel salotto di casa propria con la tradizionale formula multievento adatta a tutta la famiglia.

Vancouver 2010
Sviluppatore: Eurocom
Editore: SEGA
Distributore: Halifax
Genere: Sportivo
Piattaforma: PlayStation 3 (disponibile per PC e Xbox 360)
Titoli correlati: Mario & Sonic ai Giochi Olimpici Invernali (Wii, Nintendo DS); Winter Games (Amiga, Commodore 64); Beijing 2008 (PC, PlayStation 3, Xbox 360)

Sul cucuzzolo della montagna

Se l'occhio vuole la sua parte, lo stesso si può dire delle dita, nel caso dei videogame. Oltre alla pura realizzazione tecnica, il sistema di controllo è indispensabile per garantire il coinvolgimento nell'azione, con un sapiente coordinamento fra tasti e leve. Vancouver 2010 è tanto abile nell'abbagliare con la sua veste grafica più che buona - fatta di effetti di blur che sottolineano la velocità - quanto riduttivo nell'offrire un'esperienza olimpica al passo con i tempi. I 14 eventi proposti - una selezione fra i migliori sport sulla neve nelle categorie sci alpino, bob, freestyle, snowboard, slittino e pattinaggio - lasciano ben poca autonomia al giocatore, che si trova ancorato a un sistema di controllo legnoso e ai minimi termini.


Fatta eccezione per le gare sugli sci e snowboard, gli interventi del giocatore si limitano spesso alla pressione ritmica di un paio di tasti e a un vago intervento sulla leva analogica, trasformando gare come il pattinaggio su ghiaccio una sfida di pazienza più che di vera abilità. E anche quando Vancouver 2010 si sforza di far fare al giocatore il proprio dovere nelle discese sugli sci o sulla tavola, risulta alquanto limitato negli intenti e nella realizzazione, a causa della ripetitività delle piste e delle discipline, il cui numero maschera una meccanica di gioco spesso molto simile. La mancanza di sport più movimentati quali il curling rende il tutto ancor più monotono, forse anche per colpa dell'eccessiva ricerca del realismo estetico delle varie discipline.


Riesce meglio, infatti, quando si lascia andare ai vezzi ludici delle sfide in single player, in cui è necessario raggiungere determinati obiettivi - picchi di velocità, punteggi, abbattimento di pupazzi di neve - per procedere verso quelli successivi. Ci si abbandona alla fantasia e, almeno per un breve lasso di tempo, il lavoro di Eurocom e di Sega risulta meno piatto e demotivato delle modalità standard, prive tra l'altro di un intreccio o di una parvenza di carriera. Vancouver 2010 è un gioco fine a se stesso, destinato a durare quanto l'evento mediatico e a non lasciare il segno negli appassionati, che non troveranno licenze ufficiali di atleti e team al di là della località canadese. Scarsissima anche la personalizzazione dei personaggi e dell'esperienza di gioco complessiva, vuoi per la mancanza di opzioni di gioco articolate, vuoi per la blanda implementazione delle gare online.

Rimane quindi un titolo che si mette in mostra per la velocità con cui ritrae le discese e con cui si rende giocabile da un pubblico variegato. Ma l'immediatezza lascia presto il passo alla consapevolezza di essere distanti anni luce da ciò che si prova a essere dentro alla competizione perchè premere un tasto per pattinare o memorizzare una discesa dopo due tentativi per poi ripeterla in salse differenti è davvero troppo poco gratificante.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: 14 sport invernali; controlli accessibili; buona sensazione di velocità; realizzazione tecnica pregevole; varianti di gioco interessanti
Replay Value: scarso. Parecchio monotono per andare al di là di qualche partita con gli amici
Aspetti Negativi: controlli limitati; poco profondo; ripetitivo e a lungo andare noioso; modalità carriera assente; personalizzazione ridotta all'osso; nomi e fattezze degli atleti artificiali
In Sintesi: Vancouver 2010 cattura lo spirito delle olimpiadi invernali ma non riesce a tradurlo in un videogioco altrettanto accattivante

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