giovedì, aprile 15, 2010

Recensione/ Just Cause 2

Prendete un’isola tropicale, un dittatore spietato, un'ex spia passata al nemico e un carismatico eroe. Aggiungete fantasia demolitrice, grafica mozzafiato, miscelate sapientemente e avrete tra le mani Just Cause 2

Just Cause 2
Sviluppatore: Avalanche Studios
Editore: Square Enix Inc.
Distributore: Namco Bandai Partners
Genere: Avventura / Azione
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PC e PlayStation 3)
Titoli correlati: Mercenaries 2 (PC, PlayStation 3, Xbox 360) Grand Theft Auto IV (PC, PlayStation 3, Xbox 360)

Panau mon amour!

Dopo l'esordio promettente ma non sempre all'altezza con Just Cause, il team Avalanche ci riprova forte del tempo trascorso e dell’esperienza maturata. Rico Rodriguez, agente segreto statunitense dell’Agenzia, viene inviato sull’isola di Panau con due incarichi ben precisi: destabilizzare il regime del dittatore Baby Panay e scoprire che fine ha fatto il proprio mentore Tom Sheldon, agente pluridecorato su cui pendono accuse di tradimento. Per questa ricerca Rico si avvale dell’appoggio di tre fazioni in lotta per il potere, i Roach, gli Ular e i Reaper: l’aiuto arriva sottoforma di rinforzi, di missioni secondarie utili per incrementare i propri guadagni e di un mercato nero per gli acquisti, siano essi armi, mezzi o potenziamenti vari. In aggiunta il nostro può contare sulla quantità smisurata di casse od oggetti reperibili su tutta l’isola, in grado di migliorarne la resistenza e le armi o semplicemente di accrescerne gli averi.


Già nello svolgersi della trama Just Cause 2 mostra la sua controversa natura: un free-roaming in grado di restituire una sensazione di assoluta libertà a discapito di una storyline decisamente sottotono. L’ordine delle missioni, il quando affrontarle, soprattutto il come, resta a totale giudizio del giocatore. La varietà è discreta - si spazia dalla distruzione di postazioni governative a scorta di personaggi, salvataggio di innocenti fino agli inseguimenti di veicoli o sabotaggi - e lo svolgerle porterà all’aumento della barra del Caos, uno dei cardini del gioco utile per causare il lento declino del potere di Baby Panay e per sbloccare nuove missioni in grado di sbloccare nuovi incarichi. Maggiori saranno i danni causati al regime, maggiore sarà il Caos generato: in poche parole pura e semplice devastazione. L’interazione con il mondo a questo proposito è buona, permettendo di radere al suolo alberi, deformare il terreno o far saltare per aria veicoli, oltre ovviamente a tutto quanto concerne il regime, dalle torrette alle statue o, ancora, ai silos.


Quel che colpisce maggiormente di Just Cause 2 è la sua vastità, non solo come area geografica della della mappa. Panau è immensa al punto tale da avere mari, foreste, deserti, paludi e persino montagne innevate e affollata di insediamenti da scoprire (più di 300): la stessa esplorazione è un piacevole diversivo tra una missione e l’altra. Ad agevolare gli spostamenti vi sono oltre 100 veicoli (auto, moto, elicotteri, motoscafi e molto, molto altro ancora), con i quali affrontare per puro diletto gare a tempo e guadagnare ulteriore denaro utile alla causa.

Ritroviamo il paracadute di Rico, mai così utile e pratico - da provare l’ebbrezza di un lancio libero dopo essere volati fin sopra le nuvole - e soprattutto il rampino, poliedrico strumento e principe indiscusso tra tutte le armi del gioco. E’ proprio grazie a esso che il divertimento cresce esponenzialmente: ci si muove agevolmente per la mappa da novelli uomo ragno, è particolarmente utile per far precipitare i cecchini da postazioni rialzate e per aggrapparsi a un elicottero nemico per prenderne possesso. La possibilità di agganciare entrambi i capi a elementi differenti costituisce la novità più succulenta, capace di scatenare la propria fantasia. Attaccare un nemico a una bombola di metano e vederlo catapultato in aria per l'esplosione non ha davvero prezzo... senza parlare della possibilità di sollevare un'auto con un elicottero per poi scaraventarla sull'obiettivo, o ancora far crollare una statua tirandola con un trattore. Piccoli esempi degli infiniti modi d’uso del rampino dove la parola d’ordine è "sperimentare". A compendio, per un approccio più classico ma meno spettacolare e divertente, troviamo un vero arsenale composto da pistole, fucili a pompa, d’assalto o di precisione, granate e lanciarazzi, oltre a varie postazioni fisse. Peccato che la gestione del puntamento lasci a desiderare soprattutto nelle fasi più concitate. Inoltre, l’intelligenza artificiale degli avversari non offre lo stimolo giusto per affrontare gli scontri “armi in pugno”, rendendo preferibili le tattiche più spettacolari e rocambolesche.


La spettacolarità di Just Cause 2 trova spazio anche nella realizzazione tecnica, che assurge a vette inaspettate con risultati encomiabili. Panau è un vero paradiso terrestre fatto di colori sgargianti, scorci da lasciare letteralmente a bocca aperta e da un orizzonte visivo impressionante. L’arcipelago - magari osservato da 2000 metri a bordo di un jet dopo aver attraversato le affascinanti nubi volumetriche - è un piacere per gli occhi che non smetterà di affascinare anche dopo svariate ore di gioco. Laddove si noti una carenza di dettaglio, la quantità di effetti grafici presenti mette una pezza, come nel caso delle decine di esplosioni che si verificano contemporaneamente sullo schermo. A scandire la vita c’è un ciclo giorno-notte ottimamente realizzato unitamente a un controllo dinamico delle condizioni atmosferiche. Il motore grafico gestisce senza troppi problemi la mole di poligoni disegnati, anche se sono ravvisabili dei compromessi in termini di complessità geometriche di alcuni villaggi, fenomeni di pop-up, compenetrazione di poligoni piuttosto frequenti e una fisica lungi dall'essere perfetta. Ci sentiamo di rimproverare anche la resa grafica della popolazione, legnosa nei movimenti e poco caratterizzata, ma soprattutto la scarsa qualità delle scene d'intermezzo che denotano spesso problemi di sincronia con l'audio e un doppiaggio in italiano svogliato nonostante si fregi di doppiatori come Ubaldi. Positivi invece i modelli dei mezzi e le relative deformazioni dopo gli incidenti con tanto di ripercussioni abbozzate sul comportamento in strada. Dato l’alto tasso di mortalità durante l’avventura, non convince pienamente il sistema di checkpoint che costringe a ripetere intere sezioni di gioco: sarebbe stata preferibile una maggior attenzione se non direttamente un sistema “a slot” (peraltro presente ma atto a non perdere eventuali collectibles recuperati).


Tirando le somme Just Cause 2 è un gioco divertente, graficamente eccellente, con una quantità di cose da fare (o trovare) enorme, arricchito dall'infinita creatività distruttrice del rampino. Insomma, un gioco immenso. Ed è questo il miglior pregio e il peggior difetto. Da un lato non potrà che essere apprezzato dagli amanti del genere grazie all’assenza di tempi morti unita ad un senso di libertà estremo, dall’altro la ripetitività delle missioni e la mancanza di una trama “forte” potrebbero annoiare lungo le oltre 30 ore necessarie per completarlo.

Andrea Franz

Aspetti Positivi: rocambolesco, distruttivo e fantasioso; il rampino è l'arma definitiva; graficamente pregevole; libertà senza compromessi; mappa enorme colma di missioni, luoghi da scoprire e oggetti da recuperare
Replay Value: ottimo. Esclusivamente single player ma molto, molto longevo
Aspetti Negativi: comparto sonoro sottotono a partire dal doppiaggio; bug grafici a volte fastidiosi; intelligenza artificiale pressoché assente; ripetitività generale.
In Sintesi: puro, divertente e graficamente ottimo, Just Cause 2 è un freeroaming in grado di tenere incollati per svariate ore a patto che si ami il genere e non si tema una certa ripetitività di fondo

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