giovedì, aprile 15, 2010

Recensione/ Heavy Rain

A lungo dibattuto, Heavy Rain si autonomina capostipite di un nuovo genere videoludico che fa del racconto interattivo la sua principale ragion d'essere. Cinema e videogame si avvicinano sempre di più, ma con dei limiti

Heavy Rain
Sviluppatore: Quantic Dream
Editore: Sony Computer Entertainment Europe
Distributore: Sony Computer Entertainment Italia
Genere: Avventura
Piattaforma: PlayStation 3
Titoli correlati: Fahrenheit (PC, PlayStation 2, Xbox); Shen Mue 2 (Dreamcast, Xbox); Saw (PC, PlayStation 3, Xbox 360)

La prova

La definizione di dramma interattivo - creata dallo stesso Davide Cage, regista e scrittore del gioco - calza a pennello su Heavy Rain. Un videogame come non se ne sono mai visti prima, per la sua aderenza ai canoni cinematografici dove attori digitali recitano la propria parte in un riuscito thriller videoludico dal taglio adulto. Un disilluso padre di due figli, un investigatore privato, un agente dell'FBI e una giornalista: quattro personaggi dai destini incrociati sulle tracce del killer dell'origami, specializzato nel rapimento e assassinio di bambini. Dopo un brillante spaccato di vita famigliare, Heavy Rain rivela l'atmosfera grave fatta di luoghi del delitto, dubbi motel e locali dismessi, tutti sferzati dalla pioggia battente autunnale. Facendo tesoro di quanto sperimentato in Fahrenheit ma abbandonandone le contaminazioni visionarie, Heavy Rain ritrae un mondo estremamente realistico nella forma - filtri grafici, profondità di campo e illuminazione sono sublimi, meno le animazioni - e nei contenuti, capace di creare un legame immediato con il giocatore.


Il tempo speso in azioni abitudinarie come lavarsi i denti e farsi la doccia, oppure ascoltando i propri pensieri tramite il tasto dorsale sinistro genera un naturale attaccamento ai personaggi, nonostante la riluttanza nel fornire tutti i dettagli e le motivazioni necessari a comprenderne gli obiettivi. Il frequente cambio di scena e l'alternanza dei protagonisti è sempre avvolto in un alone di mistero che il giocatore deve dissolvere a sue spese. Chi è la ragazza che soffre di insonnia e di manie di persecuzione? Chi sono gli indiziati dell'FBI? Perchè l'investigatore privato si è recato in una casa semi abbandonata? Simili "perchè" balenano all'inizio di ogni scena: alcuni verranno soddisfatti prima o poi, altri mai, altri generano ulteriori domande che finiscono nel vuoto anche dopo aver risolto il caso. Nella volontà di fondere cinema e videogame, Quantic Dream perde di vista l'importanza del montaggio, dei tempi videoludici e della coerenza della vicenda - palesando spesso e volentieri fastidiosi buchi nella trama.


Quick time events e dialoghi a scelta multipla variano il corso degli eventi e, a differenza di altri titoli, la vicenda prevede branche differenti qualora uno o più personaggi dovessero morire prima del tempo. Niente game over quindi, in favore di una serie di epiloghi differenti che offrono la possibilità di differenziare la propria esperienza di gioco. Non che si tratti di reale libertà di delineare le sorti dell'avventura. L'esito di molte situazioni, infatti, è imprescindibile nonostante le scelte operate o gli errori commessi, mettendo in luce intere scene in apparenza molto pericolose, ma che in realtà non contemplano affatto il fallimento. L'ossatura della vicenda di Heavy Rain rimane saldamente sui binari, i cui scambi si attivano come di consueto in punti ben precisi. Il lato positivo consiste nel fatto che, almeno alla prima partita, tali scambi sono sapientemente nascosti dalla bontà delle scene d'azione e dei dialoghi (ottimamente doppiati in italiano), che offrono una versatilità davvero soddisfacente.


Pur lontano dalla perfezione, Heavy Rain rinnova le avventure punta e clicca creando quasi un genere a sè stante. Le interazioni con l'ambiente sono completamente governate dalla leva analogica destra, saltuariamente coadiuvate dall'uso dei sensori di movimento. L'intento di ricreare col pad il realismo dei movimenti del personaggio contribuisce ad arricchire l'esperienza complessiva, sebbene siano ravvisabili anche in quest'area alcune incoerenze - gli stessi gesti portano a volte a risultati differenti - e, soprattutto, una scarsa intelliggibilità. Le icone associate agli elementi interattivi hanno spesso effetti inattesi, oppure si riferiscono ad azioni non sempre interpretabili a prima vista. Nei casi peggiori, l'interfaccia confonde più che spiegare, complice la tendenza delle icone a nascondersi dietro gli oggetti dello scenario. Lo stesso dicasi per i pensieri del personaggio, che ruotano in maniera più o meno convulsa attorno a esso a seconda del suo stato d'animo. Diametralmente opposto alla ricerca dell'intuitività e immersione generale, il movimento del personaggio reminiscente dei primi capitoli di Resident Evil è alquanto scomodo e poco preciso, rendendo l'esplorazione degli ambienti un affare più complesso del necessario.


Heavy Rain definisce nuovi standard per le avventure interattive. Quasi un allievo di Jigsaw, il killer dell'origami tiene alta la tensione con prove sempre più pressanti, raccontate con pathos attraverso gli occhi dei protagonisti in gioco. Non propriamente un film da giocare - i buchi di trama e la carenza di spiegazioni sarebbero imperdonabili per i cineasti - ma sicuramente un'esperienza unica nel suo genere.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: vicenda intrigante e ben recitata; realizzazione tecnica sorprendente; esperienza di gioco innovativa
Replay Value: sufficiente. Sette epiloghi da scoprire
Aspetti Negativi: diversi buchi nella trama; sistema di movimento ostico; animazioni non sempre all'altezza; caricamenti lunghi; illusione di libertà
In Sintesi: l'esperienza di gioco di Heavy Rain è differente da qualunque altro titolo sul mercato, ambiziosa e meritevole dell'attenzione di tutti nonostante le imperfezioni in campo narrativo

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