giovedì, maggio 27, 2010

Recensione/ Alan Wake

Cinque anni di sviluppo e un radicale cambio di rotta hanno fatto crescere le aspettative sul nuovo titolo Remedy. Sarà un capolavoro degno dello sviluppatore di Max Payne?

Alan Wake
Sviluppatore: Remedy Entertainment
Editore: Microsoft
Distributore: Microsoft
Genere: Avventura/Azione
Piattaforma: Xbox 360
Titoli correlati: Silent Hill (PlayStation); Heavy Rain (PlayStation 3); Dead Space (PlayStation 3, Xbox 360)

Sogno o son desto?

Alla base di Alan Wake troviamo l'eterno dualismo fra luce e buio, verità e menzogna, sogno e realtà. Le facce della stessa medaglia prendono corpo attraverso l'inquietante viaggio del protagonista - scrittore di successo sulla falsa riga di Stephen King in preda a un blocco creativo - nei meandri della sua psiche mentre cerca di ricongiungersi con la moglie scomparsa durante un black out nella non troppo tranquilla cittadina di Bright Falls. Cosa si cela nell'oscurità che trasforma gli abitanti di Bright Falls in pericolosi Posseduti vulnerabili solo alla luce? Da dove provengono le pagine di manoscritto di cui Wake non ricorda nulla ma che sembrano plasmare gli eventi in cui si imbatte? Le risposte sono abilmente annegate nella narrazione fatta di flashback e anticipazioni, come fosse un serial di David Linch organizzato in episodi - sei in tutto - ciascuno con il proprio finale che lascia col fiato sospeso.


L'approccio è geniale e rappresenta quanto di più vicino al mezzo televisivo si sia mai visto in un videogame. Ancora una volta c'è il desiderio di fondersi con cinema e TV tramite un'esperienza da vivere nella sua completezza. Il misterioso manoscritto rivela spesso dettagli di situazioni a venire che non rovinano la suspance, anzi, la approfondiscono insinuando nel giocatore la consapevolezza di quanto accadrà ma non quando. L'impianto narrativo - realizzato attraverso l'ottima voce di Alan che pronuncia i suoi pensieri, legge il manoscritto e commenta i fatti - è il collante principale del gioco, che si rivela un capolavoro di atmosfera capace di tenere inchiodati alla sedia sia per la vicenda stessa, sia per le situazioni in cui si viene coinvolti durante le esplorazioni notturne.


L'eterna lotta fra bene e male si sintetizza nell'uso della torcia e di altre fonti di luce per dissolvere l'alone di oscurità che avvolge i Posseduti, da eliminare poi con l'uso di armi da fuoco. Un concetto semplice ma decisivo per conferire tensione agli incontri funesti, a cui si aggiungono i movimenti impacciati di Alan che evidenziano la sua natura poco incline all'eroe a tutto tondo. I mezzi per contrastare i gruppi di nemici sono basilari e contano bengala e razzi per tenerli a bada e una doppietta o la classica pistola per eliminarli definitivamente. Le munizioni contate e la necessità di ricaricare o sostituire le batterie della torcia conferiscono un senso di precarietà, ma a lungo andare la ripetitività attenua l'ansia da combattimento. Non esiste un reale progresso delle situazioni di gioco e, fatta eccezione per un maggior numero di Posseduti e qualche oggetto animato dall'oscurità, i combattimenti si svolgono sempre nella medesima maniera.


E' pur vero che la pura azione rappresenta meno della metà di quanto Alan Wake ha da offrire, ma è senza dubbio la componente più debole, insieme alle occasionali sezioni di guida reminescenti dell'incarnazione open world prima che il progetto venisse stravolto in favore di un'avventura lineare. Lasciandosi coinvolgere dalla mirabile atmosfera e da tutte le congetture che scaturiscono in seguito a ogni rivelazione, questi elementi passano in secondo piano e trasformano Alan Wake in un'esperienza thriller/psicologica dagli indubbi meriti. L'esplorazione dei vasti ambienti boscosi alla sola luce della torcia e della luna alta nel cielo diviene da subito fonte di tensione, con gli alberi che si muovono all'unisono nel vento che porta l'oscurità e le ombre che giocano brutti scherzi. Trovano spazio anche sezioni investigative alla luce del sole, che attenuano la pressione prima di gettarsi nuovamente in pasto al pericolo la notte seguente.


Sempre più coinvolgente man mano che si trascorrono notti insonni a Bright Falls, l'ultimo lavoro di Remedy elabora gli elementi narrativi e l'atmosfera come pochi altri titoli hanno saputo fare. Trabocca di riferimenti a King, Lynch e Carpenter, includendo perfino un mini-serial che ricorda Ai Confini della Realtà, i cui episodi vengono trasmessi nelle varie TV sparse per il gioco. Il gameplay purtroppo tradisce il peso di idee trascinatesi durante lunghi anni di sviluppo che hanno visto soluzioni più innovative e meno lineari in altri titoli in terza persona. Ciononostante, Alan Wake rientra nella schiera di quei titoli unici capaci di tendere i nervi del giocatore fin dal principio, lasciando da parte i difetti per gettarsi a capofitto nel mezzo del racconto, scervellandosi per ore anche dopo aver posato il pad.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: atmosfera eccellente; soluzione a episodi efficace; narrazione e vicenda intriganti
Replay Value: sufficiente. La raccolta dei collezionabili e delle pagine disperse potrebbero giustificare un secondo round
Aspetti Negativi: meccanica di gioco ripetitiva; animazioni migliorabili; sezioni di guida approssimative
In Sintesi: Alan Wake racconta l'avventura dai toni thriller in maniera mirabile e talvolta geniale. Peccato che il gameplay non sia altrettanto innovativo.

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