mercoledì, settembre 29, 2010

Recensione/ Halo: Reach

Bungie dà il suo addio alla serie che più di tutte ha contribuito al successo di Xbox con un ritorno alle origini che mira a divenire il nuovo punto di riferimento per tutti gli appassionati. Riusciranno gli Spartan ad avere successo anche senza Master Chief?

Halo: Reach
Sviluppatore: Bungie Software
Editore: Microsoft Game Studios
Distributore: Microsoft
Genere: Sparatutto
Piattaforma: Xbox 360
Titoli correlati: Halo: Combat Evolved (Mac, PC, Xbox); Killzone 2 (PlayStation 3); Borderlands (PC, PlayStation 3, Xbox 360); Half Life 2 (PC, PlayStation 3, Xbox 360, Xbox)

Miseria e Nobiltà

Il fatto che a distanza di otto anni un nuovo capitolo di Halo riesca a rimanere il saldo punto di riferimento per tutti gli sparatutto in prima persona è di per sè un'impresa incredibile. Un successo che ha senza dubbio origine dalla straordinaria formula introdotta con il primo episodio, giustamente sottotitolato Combat Evolved in virtù di una meccanica di gioco libera, impegnativa e condita dall'uso di veicoli di vario genere. Ebbene, Halo: Reach non è un nuovo "Combat Evolved" - d'altronde è "solo" un nuovo Halo, coerente con l'universo creato attraverso videogame e libri e quindi estremanente familiare - ma costituisce l'apice della saga, migliorando, raffinando, espandendo quanto visto in passato. Tutto concorre nel creare un'esperienza che incarna il meglio di quanto Halo abbia mai offerto, summa dell'esperienza accumulata negli anni da Bungie.

Come fosse un grande omaggio alla schiera di appassionati, Halo: Reach talvolta torna alle origini riscoprendo alcuni elementi del capostipite, siano essi la pistola o alcune sezioni reminiscenti dei vecchi tempi, ma anche e soprattutto una campagna focalizzata sui personaggi. In assenza di Master Chief, il testimone passa nelle mani del Team Noble, impegnato sul pianeta Reach nel contrastare l'invasione Covenant negli eventi antecedenti il primo Halo. Attraverso dieci missioni che vedono il ritorno di alcune vecchie conoscenze come la dottoressa Halsey e il capitano Keyes, la modalità in singolo spazia fra scenari differenti con disinvoltura, ponendo sempre l'accento sulla libertà d'azione offerta dalle ampie mappe. Che si tratti di una base militare, di un deserto, o ancora della meravigliosa città di New Alexandria - esplorabile anche nei più piccoli anfratti in un tour altamente suggestivo - è raro vedere forzature nell'approccio alla situazione, che il giocatore può affrontare a testa bassa, usando i vari veicoli, oppure tenendo i nemici a distanza.

E' il marchio di fabbrica di Halo, che in questo nuovo episodio si arricchisce di nuove missioni in volo. Come un moderno Wing Commander, Noble Six viene spedito nello spazio alla guida di un Sabre, corredato da missili a ricerca, mitragliatrici e manovre evasive che, insieme ai controlli da manuale e una discreta frenesia rendono questa sezione davvero interessante. Ancora più suggestivo è invece sorvolare una tempestosa New Alexandria a bordo di un elicottero militare, abbattendo manciate di Banshee mentre si raggiungono le varie piattaforme indicate sulla mappa. In mancanza di veicoli, l'azione è ulteriormente infarcita da tocchi di classe come la sezione in assenza di gravità, che influisce significativamente sui propri movimenti. Sono state introdotte infine sei abilità speciali attivabili tramite il tasto dorsale sinistro, fra cui spiccano il jetpack e l'ologramma, per inviare un'immagine fasulla dello Spartan verso il punto indicato dal mirino creando diversivi.

Non proprio rivoluzioni al gameplay, quindi, bensì migliorie e diversificazione che contribuiscono a trasformare la seppur breve campagna di Halo: Reach in qualcosa di memorabile, tant'è la varietà e l'impatto che riesce a conferire all'esperienza complessiva, soprattutto in quattro giocatori. Giova al coinvolgimento anche il motore grafico completamente rivisitato - capace di disegnare orizzonti vastissimi, ricchi di effetti luce e di trasparenza - e i netti miglioramenti nel motion capture e nella realizzazione dei volti dei personaggi, ben più credibili e naturali che in passato. Si sviluppa così un maggiore attaccamento ai nuovi eroi, coinvolti nella vicenda ben orchestrata e dalla regia ottimale a cui manca solo un po' di fluidità nella narrazione, a causa dei salti di scenario fra una missione e l'altra. Gli appassionati dei romanzi noteranno inoltre qualche incongruenza con la linea temporale di alcuni eventi narrati in Halo: la Caduta di Reach e l'assenza totale di richiami agli altri personaggi della saga presenti su Reach, fra cui alcuni ODST e lo stesso Master Chief. Ottima come di consueto l'intelligenza artificiale degli avversari - anche se alla difficoltà Leggendaria tende alla preveggenza - ma meno convincente quella dei compagni, talvolta del tutto inutili nonostante li si possa reclutare per combattere fianco a fianco.

La campagna è però solo la punta dell'iceberg. Halo: Reach sfoggia un universo multiplayer che primeggia in quanto a varietà e personalizzazione. E' possible modificare colori, stemma e aspetto del proprio Spartan acquistando le parti aggiuntive con i crediti guadagnati in partita, modifiche che saranno poi rispecchiate in tutte le modalità di gioco, campagna compresa. La nuova versione di Sparatoria è finalmente accessibile in matchmaking e si fregia di mappe decisamente più vaste e interessanti, in cui le orde sempre più aggressive di Covenant risultano meno prevedibili che in ODST. Ben architettate e uniche nel loro genere - nonostante alcune siano riesumate dai precedenti capitoli e altre un po' troppo canalizzate seppur vaste - le 13 mappe multiplayer divengono scenario di nuove modalità competitive come Invasione, che vede per la prima volta un team di Spartan contro un team di Elite in scontri multi-evento. Il classico Deathmatch è stato affiancato dall'Arena, appositamente pensata per i giocatori più assidui che vengono assegnati a divisioni sempre più ristrette a seconda dei risultati in battaglia, a patto che si giochino almeno tre sessioni al giorno per dieci giorni. A differenza di titoli come Call of Duty, i gradi guadagnati (nè le modifiche all'armatura) non danno accesso a potenziamenti: il gameplay bilanciato offre quindi le medesime opportunità anche a chi si collega per la prima volta.

Gli obiettivi del giorno e della settimana tengono vivo l'interesse degli avidi di crediti e di encomi, mentre il vero fulcro dell'esperienza creativa di Halo: Reach consiste nella rinnovata Fucina. Con il più vasto territorio messo a disposizione per una mappa multiplayer, il giocatore può sbizzarrirsi nel costruire il proprio terreno di guerra inserendo una serie sterminata di oggetti e di veicoli, vincolato unicamente dal budget imposto. Più semplice da utilizzare e più versatile, la Fucina permette di creare strutture complesse utilizzando pressochè tutti gli asset del gioco e di modificare a piacimento le opzioni in termini di modalità, obiettivi e condizioni, fino ad arrivare a qualcosa di completamente fuori dagli schemi, come per esempio una gara a checkpoint. Grazie alla perfetta integrazione con la community sul sito Bungie e alle opzioni di personalizzazione di qualunque modalità di gioco con gli ormai famosi "teschi", l'esperienza multiplayer di Halo: Reach è destinata a durare negli anni.

La dipartita di Bungie dall'universo di Halo è quanto di meglio ci si poteva attendere e c'è davvero poco da rimproverargli. La straordinaria resa grafica è purtroppo afflitta da qualche calo di fluidità soprattutto nelle scene d'intermezzo, che soffrono anche di un effetto scia dovuto alla soluzione di motion blur adottata. Lascia perplessi il sistema di checkpoint - che a volte sembra casuale - e la gestione delle abilità nella campagna in co-op, che in caso di respawn a volte cambiano senza ragione. L'assenza di server dedicati per i match online, infine, penalizza le partite ospitate da giocatori con connessioni lente e l'esclusione delle mappe della Fucina dal matchmaking rende difficile sfruttare le creazioni altrui. Difetti che scostano di poco Halo: Reach dalla perfezione ma che non gli impediscono comunque di troneggiare sul panorama degli sparatutto in prima persona su qualunque piattaforma per qualità e completezza.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: coinvolgente; esperienza di gioco memorabile; mappe vaste con grande libertà d'azione; multiplayer immenso; realizzazione tecnica ottima; intelligenza artificiale degli avversari riuscita
Replay Value: ottimo. Campagna in co-op, modalità Firefight e numerose modalità multiplayer, tutte personalizzabili dalla A alla Z
Aspetti Negativi: effetto "scia" nelle scene d'intermezzo; checkpoint a volte casuali; mancanza di server dedicati per i match online; intelligenza artificiale dei compagni poco affidabile; alcune mappe multiplayer ripescate dal passato
In Sintesi: senza mezzi termini, Halo: Reach è il miglior Halo di sempre

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