martedì, novembre 30, 2010

Recensione/ Splatterhouse

Uno scienziato pazzo, una ragazza in pericolo e una Maschera del Terrore: ingredienti perfetti per uno dei videogame horror più sanguinolenti dell'anno dove agire è decisamente più importante di pensare.

Splatterhouse
Sviluppatore: Namco Bandai Games America
Editore: Namco Bandai Games
Distributore: Namco Bandai Partners Italia
Genere: Azione
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PlayStation 3)
Titoli correlati: Dante's Inferno (PlayStation 3, Xbox 360); God of War III (PlayStation 3); Splatterhouse (Arcade, PC-Engine)

Grindhouse

Correva l'anno 1988, quando un videogame fece infervorare gli animi con l'estrema violenza ritratta sugli schermo dei cabinati da sala giochi e successivamente su PC-Engine. Dopo oltre 20 anni, Splatterhouse torna a spargere sangue sulle console casalinghe mantenendo inalterato l'ingrediente principale: la violenza estrema. Il sangue diventa il vero protagonista, dà forza al giocatore - che può recuperare le energie assorbendo quello dei mostri - e funziona come esperienza per sbloccare nuove mosse. Anche la rappresentazione grafica è riuscita decisamente bene, con schizzi che imbrattano le pareti, fiumi che inondano lo schermo e nemici che si smembrano in geyser di pixel rossi.


La magione del dottor West diviene presto una vera e propria casa degli orrori per Rick Taylor, che per salvare la sua bella indossa la Maschera del Terrore - un manufatto dalla volontà propria e dall'ironia pungente - trasformandosi in un energumeno assetato di sangue. Sfruttando le canoniche combo a due tasti può uccidere i nemici con pugni e calci, ma anche usarne le parti del corpo come armi, oppure raccogliere oggetti predefiniti come mannaie, mazze chiodate e motoseghe. L'interazione con l'ambiente purtroppo è tutta qui e manca la possibilità di sfruttare l'arredamento come arma, fatta eccezione per qualche spuntone su cui conficcare i demoni avversari. Semplice e immediato, il sistema di combattimento si fa apprezzare per la modalità Furia e per i consueti quick time event, ma dall'altro lato mostra evidenti limiti nella personalizzazione e quindi nella varietà. Le nuove combo ottenute dalla schermata di potenziamento non cambiano la sostanza di un gioco in cui premere i tasti a caso (o, per assurdo, sempre la X) sortisce i risultati migliori.


Eppure giocare a Splatterhouse in fin dei conti è piacevole, quasi uno scacciapensieri, grazie alla vicenda volutamente ispirata ai B-movie in cui la vera star è la Maschera del Terrore, che accompagna pressochè ogni azione con commenti ironici e pungenti, seppur tendano a ripetersi col tempo. La struttura di gioco procede molto linearmente per la decina di ore che portano ai titoli di coda, in cui la meccanica di gioco si focalizza prevalentemente sul ripulire intere stanze dai vari mostri. Di tanto in tanto si passa al puro 2D per omaggiare il passato, ma la precisione millimetrica richiesta nei salti a volte porta alla frustrazione. Molto più interessanti invece sono i boss di fine livello, raccapriccianti e possenti nel design, da abbattere con un pizzico di strategia in più.


A suo merito va sicuramente una realizzazione tecnica di pregio, magari non fluidissima, ma che unisce al meglio uno stile quasi fumettoso con ambientazioni molto colorate, a cui si aggiunge un doppiaggio inglese azzeccato e musiche metal ad alto tasso adrenalinico. Oltre alla modalità storia trovano spazio ben 20 sfide per i più tenaci, mentre gli appassionati di vecchia data avranno a disposizione i tre capitoli originali della serie con cui riesumare le memorie. Splatterhouse si colloca fra quei videogame che divertono a brevi dosi senza però riuscire a emergere per qualche caratteristica brillante. L'azione immediata e i rimandi al passato non mancheranno di interessare, ma d'altro canto la ripetitività e la scarsa profondità di gioco si fa sentire molto presto. A meno che non si sia in vena menare le mani senza pensarci troppo e in questo dobbiamo ammettere che Splatterhouse dà delle soddisfazioni.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: grottesco e sanguinolento con ironia; sistema di controllo immediato; include i tre capitoli originali; realizzazione tecnica stilosa; boss di fine livello interessanti
Replay Value: discreto. Qualche collezionabile, 20 sfide e i tre capitoli originali al completo
Aspetti Negativi: ripetitivo dopo poco; sezioni platform imprecise; scarsa varietà nelle combo; crescita del personaggio con poco effetto sul gameplay; caricamenti lunghi; interazione con gli ambienti deludente
In Sintesi: Splatterhouse basa tutta la sua esperienza sulla rappresentazione grottesca della violenza, con letteralmente litri di sangue gettati sullo schermo. Rievoca adeguatamente il passato, purtroppo anche nel gameplay.

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