martedì, novembre 23, 2010

Recensione/ Vanquish

Da quando la produzione videoludica si è spostata in occidente, diciamo la verità, ci siamo tutti rammolliti. Ci pensa Shinji Mikami a svegliarci dal torpore con uno sparatutto in terza persona che pompa adrenalina senza mai fermarsi un attimo

Vanquish
Sviluppatore: Platinum Games
Editore: Sega
Distributore: Halifax
Genere: Azione
Piattaforma: PlayStation 3 (disponibile per Xbox 360)
Titoli correlati: Gears of War 2 (Xbox 360); Bayonetta (PlayStation 3, Xbox 360); Devil May Cry 4 (PC, PlayStation 3, Xbox 360)

Stylish

In totale contrapposizione con la tendenza dei moderni videogame a complicare - da non confondersi con approfondire - la meccanica di gioco, Vanquish prende la strada più semplice. La struttura di gioco ricorda una miscela dei vecchi platform game in 2D e, per la mole di proiettili e l'abilità richiesta nell'evitarli, anche i classici shoot'em up, dove la storia veste un ruolo meno che secondario in favore della velocirà d'azione e della frenesia che cattura l'attenzione del giocatore. A prima vista un titolo dallo spessore di un foglio di carta cui non mancano stereotipi, Vanquish piega l'esperienza di gioco alle finezze del gameplay senza cercare fronzoli aggiuntivi.


Il protagonista non è Sam Gideon - il tipico eroe sulla trentina che non teme il pericolo - bensì la sua armatura, che gli permette evoluzioni sul campo di battaglia davvero spettacolari. In primis, può spedire in scivolata supersonica il giocatore per diverse decine di metri, dando la possibilità di evitare i colpi nemici mentre si spargono proiettili a 360 gradi con il semplice movimento della leva analogica. Premendo il grilletto dorsale in scivolata, si rallenta il tempo e si mettono a fuoco i punti deboli degli avversari più possenti per infierire con maggiore precisione. Oppure si può prendere un attimo di pausa - per accendersi una sigaretta alla faccia delle esplosioni devastanti sullo schermo - mentre ci si ripara dietro una delle tante coperture disseminate nell'arena di gioco.


Tutto qui, un titolo d'azione di terza persona con coperture, un arsenale potenziabile discretamente vario, delle mosse evasive pazze e, manco a dirlo, un tocco di bullet time. Pochi ingranaggi, questo è vero, ma oliati alla perfezione: non esiste un videogame fluido, veloce e furioso quanto Vanquish, oppure altrettanto stiloso. I boss di fine livello stupiscono per dimensioni e varietà e racchiudono spesso il meglio di quanto Vanquish ha da offrire. La concentrazione è tutta sull'azione, aiutati dalla precisione invidiabile dei controlli e dalla consapevolezza che solo l'abilità e i riflessi riusciranno a salvarci la pelle. Come ogni titolo nipponico destinato al pubblico hardcore - da provare la modalità God Hard - Vanquish mette i nervi a dura prova, ma la difficoltà difficilmente appare mal calibrata.


Senza una storia degna di nota e, purtroppo, veri motivi per riprenderlo in mano dopo averlo completato, l'ultima fatica di Shinji Mikami rischia di passare inosservato a gran parte del pubblico, complici anche i titoli di coda che arrivano dopo meno di otto ore di gioco (anche cinque, se si è particolarmente abili). Merce rara di questi tempi, racchiude nel nucleo tutto il feeling del made in Japan - immediatezza, frenesia, stile - che aveva caratterizzato gli anni '90 e che applaudiamo con estremo gaudio in questa forma inedita.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: velocissimo, frenetico, stiloso; boss immensi; meccanica di gioco semplice e accattivante
Replay Value: scarso. Una volta completato non resta che mettersi alla prova con nuove difficoltà o con la sfida ai punteggi
Aspetti Negativi: vicenda trascurabile; personaggi poco interessanti; molto breve
In Sintesi: Vanquish è la sintesi estrema del videogame d'azione, impareggiabile in quanto a velocità e stile

Nessun commento:

Posta un commento