domenica, aprile 17, 2011

Recensione/ Yakuza 4

La yakuza detta legge a Kamurocho, ma fortunatamente c'è chi si sporca le mani per sistemare le cose e mettere un po' d'ordine fra i clan. Kazuma Kiryu è tornato e questa volta non è solo.

Yakuza 4
Sviluppatore: Sega
Editore: Sega
Distributore: Halifax
Genere: Azione/Avventura
Piattaforma: PlayStation 3
Titoli correlati: Grand Theft Auto IV (PC, PlayStation 3, Xbox 360); Yakuza 3 (PlayStation 3); Shenmue 2 (Dreamcast, Xbox)

I Quattro dell'Ave Maria

Giunta al quarto episodio, la saga diretta da Toshihiro Nagoshi ancora fatica a trovare il giusto equilibrio fra le parti che la compongono. Non si può certo andare fieri del marchio di fabbrica che ha costruito intorno ai combattimenti: legnosi come nei picchiaduro dei primi anni '90, menare le mani in Yakuza 4 è una pratica in cui l'immediatezza diviene ripetitività, afflitta dall'uso di soli due tasti, collisioni imprecise e un sapore quasi stantio. Vi sono pregi - le tecniche sono piuttosto elaborate e si possono usare gli oggetti dello scenario - ma anche seri difetti, compresi i frequenti incontri casuali che interrompono i momenti di esplorazione fino allo sfinimento e l'impossibilità di fissare un'obiettivo sulla mappa. Nonostante gli scontri corpo a corpo costituiscano il DNA di Yakuza, l'esperienza di gioco si sostiene su diversi fronti.


La sceneggiatura scritta da Masayoshi Yokoyama diviene il mezzo trainante dell'intera avventura, che segue questa volta le gesta di tre nuovi personaggi che si affiancano al "vecchio" Kazuma Kiryu. Numerosi colpi di scena e sequenze intrise di pathos accompagnano il giocatore per la ventina di ore di gioco, durante le quali vengono a galla le personalità sfaccettate dei protagonisti e il rispettivo ruolo in una società ormai in decadenza. Uno su tutti, il poliziotto Masayoshi Tanimura è forse il più ambiguo di tutto il gioco, a metà strada fra la mala e la giustizia. E' un gioco fatto di chiari e scuri, controverso nel messaggio del "male a fin di bene" ma che proprio per questo riesce a trattare temi maturi in maniera un po' più credibile rispetto alla gran parte dei videogame in circolazione.


I quattro personaggi non danno luogo al solito cambio di punto di vista sulla vicenda, bensì delineano percorsi disgiunti destinati a intrecciarsi. A tratti volutamente esagerata, la storia è senza dubbio il piatto forte di Yakuza 4 e il maggior incentivo a sviscerarne i contenuti. Ma la narrazione non riesce a tenere il passo, vuoi per l'uso spropositato delle scene di intermezzo testuali (anche da decine di minuti) completamente in inglese, vuoi per il fatto che l'unione dei personaggi avviene solo nell'epilogo, senza che le strade si incrocino in maniera sottile come accade, per esempio, in Crash. .


L'alternanza dei personaggi ha portato una ventata di aria fresca generale, introducendo stili di combattimento radicalmente diversi fra loro e attività secondarie particolari. Spicca fra tutte quella di Shun Akiyama, che deve gestire la scalata al successo di un club di hostess - niente censure, questa volta - attraendo sempre più clienti grazie alle donnine da vestire a piacimento. Vi sono delle novità anche sul fronte delle ambientazioni: nonostante il tutto si svolga su una mappa più confinata rispetto al predecessore, la possibilità di muoversi sui tetti - soprattutto fuggendo dalla polizia nei panni del gigante ex-yakuza Taiga Saejima -, nelle fogne o nei sotterranei incrementa la sensazione di libertà. Una libertà data come di consueto dalla possibilità di vivere a modo proprio il distretto di Kamurocho, scoprendo i numerosissimi minigiochi a disposizione. Freccette, golf, cabinati arcade, karaoke, mahjong, pachinko, visite al dojo, alla casa di appuntamenti e molto altro ancora: annoiarsi a Kamurocho è pressochè impossibile.


C'è voluto un anno intero per portare Yakuza 4 in occidente e dal punto di vista tecnico il tempo si fa sentire, anche considerando che attinge a piene mani dagli asset del predecessore che risale al 2009. I dettagli a volte languono, ma la visione d'insieme ancora una volta è vincente, ricreando uno spaccato nipponico in cui immergersi senza esitazione. Giova anche il doppiaggio originale in giapponese, anche se dobbiamo accontentarci dei chilometrici sottotitoli in inglese. In definitiva, nonostante rimanga ancorato alle origini nella meccanica di gioco, Yakuza 4 riesce a trovare gli elementi per essere differente e, ancora una volta, incredibilmente attraente per tutti gli appassionati della saga e della sua atmosfera. La struttura a episodi basati su quattro personaggi rinvigorisce per certi versi la formula, un'avventura in cui è facile perdersi e da gustare fino all'ultima hostess.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: vicenda avvincente; quattro personaggi con stili differenti; spaccato di vita nipponica ben riuscito; molteplici attività e minigiochi
Replay Value: buono. Come i migliori sandbox game, ci sono un numero sterminato di attività extra da svolgere e minigiochi da provare
Aspetti Negativi: narrazione con ritmo altalenante; scene di intermezzo lunghissime; sistema di combattimento vetusto; incontri casuali frequenti; solo in inglese
In Sintesi: Yakuza 4 è tanto riuscito nella storia quanto retrogrado nelle fasi d'azione. Fortunatamente, il coinvolgimento è assicurato.

3 commenti:

  1. come posso fare per contattarla Raffaele? qui non riesco a trovare un indirizzo email.

    RispondiElimina
  2. Scrivimi pure all'indirizzo bdcinq [chiocciola] tin [punto] it
    Oppure mi trovi su Facebook.

    RispondiElimina
  3. grazie mille. scriverò nella email. a facebook non sono iscritto. :)

    RispondiElimina